Rosa D’Attoli (Frascella), l’ultima custode della memoria popolare
Con la scomparsa di Rosa D’Attoli, per tutti Frascella, vedova Iorillo, si chiude un capitolo fondamentale della nostra storia collettiva. Rosa ci ha lasciati all’età di 93 anni, portando con sé un patrimonio immenso fatto di suoni antichi, canti popolari, gesti rituali e tradizioni vissute con amore e naturalezza. Era l’ultima delle cantatrici della tradizione montecalvese, l’ultima voce autentica di un tempo che oggi rischia di restare solo un ricordo.Dopo di lei sembra davvero non esserci più nulla. Come se con la sua voce, con la sua presenza discreta ma costante, si fosse spento un mondo antico fatto di appartenenza, di memoria condivisa, di identità profonda. Rosa non si limitava a ricordare il passato: lei era quel passato. Lo incarnava, lo custodiva, lo donava agli altri senza mai mettersi al centro, fino all’ultimo respiro. Amava indossare e mostrare con fierezza il costume tipico delle donne montecalvesi. Il costume della Pacchiana non era per lei un semplice abito, ma un simbolo potente: l’espressione visibile di un legame indissolubile con la sua terra, con le donne che l’avevano preceduta, con la storia silenziosa ma fortissima della comunità. Ogni volta che lo indossava, Rosa raccontava chi eravamo, senza bisogno di parole. Convinta e appassionata custode delle tradizioni locali, è stata sempre presente ogni volta che era necessario valorizzare le peculiarità del nostro paese, siano esse culturali, popolari o gastronomiche. Nelle feste religiose e negli eventi popolari ha rappresentato per tutta la vita lo spirito antico dei nostri avi. Era un punto di riferimento imprescindibile: instancabile, sempre disponibile, mai invadente, ma essenziale per chi veniva dopo. Ha seguito con amore il lavoro della Pro Loco, i balli tradizionali e in modo particolare la tarantella, danza che per lei



Antonietta Leone se n’è volata via in silenzio, come fanno le anime antiche che hanno già detto tutto con la voce, con i gesti, con i canti. A 102 anni si chiude una vita lunga un secolo, e con essa una delle ultime, preziose testimonianze viventi della cultura popolare del Novecento che arriva fino al nostro ventunesimo secolo. Antonietta era l’ultima cantastorie, custode di una memoria orale che oggi diventa eredità collettiva.
Profilo Biografico: Alfonso Caccese
Il libro del poema Angelica, incentrato sull’unico poema contadino irpino dell’Ottocento, repertato nelle campagne di Montecalvo Irpino nell’estate del 1990, è stato pubblicato da Angelo Siciliano con Youcanprint, all’inizio di febbraio 2026, ed è inserito su diverse piattaforme digitali. Questo libro nasce da una voce lontana. Una voce contadina arcaica, che si udiva sulle aie nell’odore della pula, raccolta grazie a una musicassetta. Essa trasmetteva un poema ottocentesco sopravvissuto solo nel respiro di chi lo cantava. Da quella voce è iniziato un viaggio lungo oltre quarant’anni, fatto di ascolto, trascrizioni, incontri, dubbi, scoperte e ritorni. Angelica non è soltanto un testo recuperato: è un frammento di memoria viva, di sangue che ancora pulsa, un collegamento tra chi ha cantato e chi leggerà, tra la cultura orale e la pagina scritta, tra il mondo rurale del passato e il presente disincantato. Questo libro prova a restituire quella continuità, senza interromperla. Il testo del poema è stato trascritto, tradotto, analizzato e illustrato con foto e dipinti elettronici dell’autore, che ha gettato un ponte tra la tradizione orale/popolare e quella dotta. Egli ha creato quest’opera come un romanzo d'avventura intellettuale, che avvia la pubblicazione del materiale raccolto in oltre 40 anni di ricerca sul campo e nell’immaginario collettivo a Montecalvo e nell’Irpinia nord-orientale. È il primo di una dozzina di libri, di differenti tematiche, che si potranno realizzare col patrimonio della cultura immateriale, che è stato messo insieme
Le dittature serrano i cuori
SENZA RETE ANTONIO PADELLARO