Meno pane a tavola: non è più genuino
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Meno genuino, meno sano, meno nutriente: la conseguenza? Meno pane sulle tavole italiane, ma sempre più attenzione alla qualità. Colpa forse dei prezzi e anche delle diete, ma quel che è certo è che i nuovi consumatori rimpiangono il buon pane di una volta. Indaga tra nuove tendenze e tradizioni dei consumatori, il sondaggio della Swg voluto dall’associazione «Città del pane». L’occasione: la festa del pane all’ombra della Federazione panificatori - patrocinata da Senato, ministero delle attività produttive e Cnr - che vede mobilitati oggi 23mila panifici con mille iniziative. Il pane, tesoro prezioso della tradizione, ha visto in cent’anni scendere il suo consumo da mille a 120 grammi al giorno anche perchè spesso delude il palato. Secondo il sondaggio Swg - 800 i responsabili di acquisto delle famiglie intervistati - è costante, negli ultimi due anni, il numero di chi associa il consumo del pane a piacere edonistico e tradizione del territorio, ma sfilatini o rosette sono in calo quanti credono nelle sue proprietà salutistiche. «All’origine - spiega Corrado Barberis, presidente dell’Istituto di sociologia rurale e di OsservaPane - ci possono essere ragioni legate a farine impoverite dall’uniformità delle varietà seminate, alla progressiva scomparsa dei forni a legna o dei lieviti artificiali». Un calo che interessa 25.082 imprese artigianali (stima di Cna), 150 forni industriali: una produzione annua di 3.120mila tonnellate di pane, per un fatturato di 7,8 milioni di euro (230mila occupati |


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Corciano, Città Del Pane - PANE IN COMUNE 24 25 26 Giugno 2005