Montecalvo Irpino - Cultura e Tradizione
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Le origini del mome

Scritto da Mario Sorrentino
Categoria: Sito 2002
Pubblicato: 03 Luglio 2003
Visite: 185

Montecalvo Irpino - Le origini del nome
Ipotesi sull'origine del nome.
Stabilire l'origine del nome Montecalvo è compito arduo e complesso. Riferimenti certi non ve ne sono.
Molti hanno provato a dare interpretazioni, a volte anche fantasiose, le più veritiere possibili e le numerose fonti storiche consultate non aiutano a risolvere il problema.
Un'ipotesi semplicistica, ma priva di fondamento storico, vorrebbe il nome derivare dalla mancanza di vegetazione sul colle, un'altra dalla famiglia romana Caldia padrona della collina, ma un'affascinante

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Lu cantu di la morte

Scritto da Angelo Siciliano
Categoria: Sito 2002
Pubblicato: 20 Settembre 2003
Visite: 214

 "Lu cantu di la morte" 

di Angelo Siciliano

NOTA:
Questo canto , se ve ne fosse bisogno, dimostra che la morte, tra l'altro sempre presente nella cultura contadina, non scende a patti con alcuno, nemmeno con i ricchi e potenti.
Canto di Mariantonia Del Vecchio, 
classe 1922, contadina ; registrazione del 1988,  trascrizione, traduzione e annotazione di Angelo Siciliano.

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Sekoma

Scritto da Redazione
Categoria: Sito 2002
Pubblicato: 21 Settembre 2003
Visite: 186

  Sékoma
 

Nello slargo che costeggia lo scalone d’ingresso della casa comunale, a sinistra salendo, è posto, poggiato sul lastricato, un grosso parallelepipedo in pietra viva, lungo metri 1,48, largo metri 0,67, alto metri 0,64, del volume di circa metri cubi 0,64 e del peso approssimativo di 13 quintali. Si tratta di un reperto molto antico e, stando al parere di una studiosa della materia, dovrebbe essere unico nell’Italia continentale con quella forma. Diversamente, “lastre” con la stessa funzione, si trovano negli scavi di Pompei e altrove. 

Qualche riferimento per inquadrare, scientificamente, questo importante reperto. A Selinunte, in Sicilia, addossata alla parete esterna degli uffici degli Scavi, dal lato che guarda verso i templi dell’Acropoli, c’è una di queste “misure legali incavate in lastre di pietra”. Questi reperti avevano una funzione metrologica. (Cfr. A. Salinas “Tavole di misura” NScavi, 1884) .

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Prof.Giovanni Kezich : Contadini del sud, contadini del nord

Scritto da Redazione
Categoria: Sito 2002
Pubblicato: 28 Settembre 2003
Visite: 191

Prof. Giovanni Kezich ( un nuovo amico dal Trentino )
Laureato a Siena, ha conseguito il dottorato (PhD) in Antropologia sociale presso l'Università di Londra, dove è stato borsista, con una tesi di ricerca su alcuni aspetti della cultura contadina dell'Italia Centrale. Sempre all'Università di Londra si è specializzato in Cultura materiale avvicinandosi alle tematiche proprie della museografia etnografica. Dal 1991 dirige il Museo degli usi e costumi della gente trentina di San Michele all'Adige, fondato da Giuseppe Sebesta.

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L'antichità di Montecalvo

Scritto da Redazione
Categoria: Sito 2002
Pubblicato: 10 Ottobre 2003
Visite: 224

Da molti anni sto lavorando al recupero del patrimonio di ciò che fu la civiltà contadina in Irpinia. La ricerca è incentrata sul mio paese natale, Montecalvo Irpino (AV), piccolo comune dell’Alta Irpinia nord-orientale, area geografica che è stata sempre a stretto contatto con le genti d’Abruzzo, del Molise, del Sannio e della Daunia. Il suo territorio, già frequentato e abitato nel neolitico, è attraversato dal tratturo “La Via della Lana”, che consentiva ai pastori abruzzesi la transumanza delle greggi da Pescasseroli a Candela, in provincia di Foggia. Come molti paesi del Sud, Montecalvo è situato ad un crocevia, dove tanti dominatori sono passati con le loro culture, lasciando segni indelebili che si riscontrano nella lingua, negli usi e costumi, nella storia, nelle credenze magiche e religiose, nel carattere delle persone. È un paese che, come altri nei secoli passati, ha accolto genti di altre regioni meridionali, dopo che la peste o il colera ne avevano falcidiato gli abitanti. Infatti, su invito dei regnanti, molte famiglie della Sicilia e della Puglia erano sollecitate a spostarsi, con migrazioni interne, per cogliere nuove opportunità e ridare nel contempo linfa vitale a tutte quelle contrade del regno che si erano spopolate. Sarà anche per questo che nella parlata irpina si riscontrano termini propri delle aree della Magna Grecia. Il dialetto irpino ha come sostrato l’antica lingua osca. Gli Osci od Oschi erano stati il risultato della fusione tra gli Opici e i Sanniti, dopo che questi avevano conquistato la Campania intorno al 600 a. C.. In base a notizie storiche e riscontri archeologici, seppure frammentari, si può ritenere che i Sanniti ebbero radici comuni o discendenza dai Sabini, che erano stati spinti dagli Umbri verso l’Alto Lazio. I Sabini, nell’VIII secolo a. C., erano presenti sul colle del Quirinale ed ebbero frequenti scontri con i Romani, sino alla sconfitta definitiva subita nel 290 a. C.. L’identità dei Sanniti, che erano suddivisi in quattro tribù, Carricini, Pentri, Caudini e Irpini, cui dovrebbero essere aggiunti anche i Frentani, si andò consolidando come struttura economica, politica e sociale a partire dal V secolo a. C.. Fieri e bellicosi, furono temibili avversari dei Romani per la conquista e il dominio sull’Italia peninsulare. Le ostilità con Roma, iniziate nel 343 a. C., si sarebbero chiuse solo nell’82 a. C. con lo sterminio di ottomila prigionieri sanniti, ordinato da Silla dopo la battaglia di Porta Collina. Il Sannio, territorio dei Sanniti, diventava così colonia romana con Isernia e Benevento. Gli Irpini divennero un'etnia autonoma nel 268 a. C., dopo la sconfitta riportata dalla lega sannitica. Furono sottomessi dai Romani nel 209 a. C. e sconfitti definitivamente nella guerra sociale dell’83 a. C., dopo l’ennesima ribellione verso Roma. Essi, come altri popoli antichi, durante una “Primavera sacra” dedicata ad Ares, dio greco della guerra (Marte per i Romani), erano andati alla conquista di un nuovo territorio in cui stabilirsi. Erano un popolo “totemico”, nel senso che avevano un’insegna votiva con un proprio simbolo, il lupo (hirpus), diverso da quello degli altri popoli. I Piceni, infatti, avevano adottato il picchio, mentre i Sabini e i Sanniti avevano scelto il toro. I Sanniti, si diceva prima, erano andati alla conquista dei territori dell’Italia centro-meridionale. E proprio su quei territori si consolidò un’isoglossa, l’area osca, cui appartiene il dialetto irpino, ben definita geograficamente, che parte dall’Abruzzo e arriva sino alla Calabria inglobando il Molise, il Sannio, l’Irpinia e la Lucania. Non solo i Romani, ma anche i dominatori successivi, i Bizantini, i Longobardi, i Normanni, gli Aragonesi, gli Angioini e i Borboni molte tracce lasciarono su quei territori. Pur con delle varianti locali, si potrebbe dire che il dialetto di queste aree è lo stesso, con forti apparentamenti con quelli delle aree vicine, vale a dire il napoletano, il salernitano, il dauno, il calabrese e anche il siciliano. Si potrebbe sostenere che buona parte dell’Italia meridionale, perché koinè, ha un dialetto identico, che in questi anni si è andato molto impoverendo nel lessico, al punto tale che gli addetti ai lavori n’avvertono il declino e ne temono la scomparsa.

 

Angelo Siciliano

Angelo Siciliano

L'antichità di Montecalvo

Per risalire alle certe origini di Montecalvo, bisogna far riferimento alla remota presenza dell’uomo nella Valle del Miscano, fiume di grande e storica importanza. Terra d’importanza strategica per il collegamento tra il Tirreno e l’Adriatico, ha visto nel corso dei secoli, tutte le civiltà antiche guerreggiare per il suo possesso. Intorno al V°- VI° secolo a.C. in Italia comincia l’invasione di popolazioni indoeuropee, i Latino- Siculi sono i primi ad entrare in Italia. Essi rappresentano il gruppo storicamente più importante poiché controllano l’ingresso del Tevere, fonte di traffici commerciali con le popolazioni dell’interno come gli Umbri, gli Equi, i Marsi, gli Etruschi ma soprattutto i Sanniti, popolo di tradizione agreste trasformati in potenza militare a difesa del proprio territorio che comprende l’odierno Sannio, l’Irpinia, il Molise e il basso Lazio. Il colle di Montecalvo, è situato tra " Benevento" e " Foggia". All’epoca su questa direttrice,  esistevano Cluvia ed  Equus Tuticus,chiamata poi  S.Eleuterio situata a 12 Km circa in linea d’aerea a Nord – Est,ed erano le più vicine alla nostra zona attraversata dalla via Egnatia, della quale il Ponte di S.Spirito ne è un residuo.

Quasi completamente circondata da burroni,rappresentava una fortezza imprendibile e sicura da ogni lato ed un notevolissimo punto di osservazione, situato a 623 mt.sul livello del mare, da dove si scorgeva tutto il percorso della via Egnatia e la valle del Miscano. Il ritrovamento dei resti di tombe, vasi e monete romane, lapidi sepolcrali, mattoni, in territorio Montecalvese, nella zona di Tre Santi, nome di epoca cristiana ,indubbiamente rappresentano tracce di luoghi abitati in tempi remotissimi. Lo stretto legame tra la nostra terra ed il tempo dei romani è testimoniato dal ritrovamento, tempo fa, nella zona Cupa del Fano, di una statua di pietra bianca, acefala, dell'epoca romana. Altre vestigia, della stessa epoca, rinvenute nelle zone oggi chiamate Maurielli, Bassiello, S.Vito, S.Felice-Marinella.
 
I nomi Fanum e Lucus con i quali si indicano due località del paese, una ai piedi del monte, verso est; l'altra nella contrada Bosco o Luci, rafforzano l'importanza storica della nostra terra.

Documenti
Estratto dalle notizie degli scavi ,mese 9°, anno 1911.

MONTECALVO IRPINO — Di un cippo funebre con icrizione latina.

Dal sig. Nicolamaria Lanza, maniscalco in Montecalvo Irpino, mi vengono comunicati i seguenti particolari intorno a un cippo con iscrizione latina da lui posseduto. Il cippo fu rinvenuto dal medesimo sig. Lanza, or sono venti anni, nel così detto Piano di Anzano, in contrada Tre Santi o San Vito, a circa tre chilometri di distanza ,dalla via carrozzabile che da Montecalvo conduce ad Ariano di Puglia, e complessivamente a sei chilometri da Montecalvo. Il cippo stesso è in pietra viva e ornato superiormente di pulvini, sotto cui i per circa nove centimetri, dei profili che continuano sulle due facce di lato; altri profili, ricorrenti essi pure sui due lati per una altezza di m. 0,06, e sopra uno zoccolo dritto alquanto smussato a destra, alto m. 0,09, chiudono in basso l’iscrizione, Altezza massima m. 0,48; larghezza, alla base nella faccia iscritta, m. 0,35, alla sommità in. 0,32; spessore alla base m. 0,32, al vertice m. 0,26. Vi si legge:

OFILLIA QVINTILLA HAVE –ET-TV QUI
LEGIS HAVE
SI NON FATORVM PRAEPOSTERA IVRA
FVISSENT MATER IN HOC
TITVLO DEBVIT ANTE
LEGI

L’affettuoso concetto contenuto nel distico:

Si non fatorum praepostera iura fuissent,

mater in hoc titulo debuit ante legi

è ripetuto in molte altre iscrizioni, come a C. I. L. lxi 2425, 3280; X, 5099, e

ritorna, con più o meno leggiere varianti  in G. I. L. IX, 2616, 3058, 4437; X, 126,

461, 2712, 4437, 4692; XIV, 3 efr. che C. I. LATI, 729; 171, 22991.

Il gentilizio Ofillia ricorre qui per la prima volta in iscrizioni di Montecalvo, ma ricorre anche in territorio non molto lontano, in un’epigrafe cioè di Paduli, tra Benevento ed Aequum Tuticum (C. I. L. IX, 1442). Il cognome Quintilla è invece portato da una donna della gens Paccia in un titolo che proviene ugualmente dalla stessa contrada Tre Santi presso Montecalvo (6.!. L. 1X 1421). Dalla quale contrada ci furono in passato restituite le iscrizioni sepolcrali O. I. L. IX, 1431, 1446; e il sig. Lanza mi avverte che in quelle vicinanze occorre assai frequente di trovare scheletri e tombe antiche, coperte, come egli dice, da tre grandi mattoni solo , cioè alla maniera che comunemente chiamiamo alla cappucina . Una strada romana, la via Aurelia Aecla nensis, correva infatti a un dipresso dove ora corre questa via Tre Santi o San Vito (*), che è nota anche nel luogo col nome di via Beneventana, e conduce per Ariano nelle Puglie. La Àurelia Aeclanensis andava da Aeclanum ad Herdonia , congiungeva la via Appia (ad Aeclanum) con la Traiana (ad Aequum Tuticum  ) ed aveva comune con la via Herculia, che da Aequum Tuticum conduceva nella Lucania, un breve tratto, a sud di Aequum Tuticum, donde poi la Aurelia si staccava per dirigersi verso Ariano.
*cosidetta dalla presenza di una piccola cappella semidiruta, denominata la Cappella di S.Vito, accanto la strada che da Ariano conduce a Montecalvo.


giugno 2003

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