Il libro del poema Angelica, incentrato sull’unico poema contadino irpino dell’Ottocento, repertato nelle campagne di Montecalvo Irpino nell’estate del 1990, è stato pubblicato da Angelo Siciliano con Youcanprint, all’inizio di febbraio 2026, ed è inserito su diverse piattaforme digitali. Questo libro nasce da una voce lontana. Una voce contadina arcaica, che si udiva sulle aie nell’odore della pula, raccolta grazie a una musicassetta. Essa trasmetteva un poema ottocentesco sopravvissuto solo nel respiro di chi lo cantava. Da quella voce è iniziato un viaggio lungo oltre quarant’anni, fatto di ascolto, trascrizioni, incontri, dubbi, scoperte e ritorni. Angelica non è soltanto un testo recuperato: è un frammento di memoria viva, di sangue che ancora pulsa, un collegamento tra chi ha cantato e chi leggerà, tra la cultura orale e la pagina scritta, tra il mondo rurale del passato e il presente disincantato. Questo libro prova a restituire quella continuità, senza interromperla. Il testo del poema è stato trascritto, tradotto, analizzato e illustrato con foto e dipinti elettronici dell’autore, che ha gettato un ponte tra la tradizione orale/popolare e quella dotta. Egli ha creato quest’opera come un romanzo d'avventura intellettuale, che avvia la pubblicazione del materiale raccolto in oltre 40 anni di ricerca sul campo e nell’immaginario collettivo a Montecalvo e nell’Irpinia nord-orientale. È il primo di una dozzina di libri, di differenti tematiche, che si potranno realizzare col patrimonio della cultura immateriale, che è stato messo insieme
dall’autore in decenni di ricerca appassionata e scrittura di un’enorme quantità di testi in dialetto irpino dell’Ottocento. Quindi, data la ventennale attività che l’autore ha svolto sul web, e poi contemporaneamente sui social, questo volumetto di 126 pagine si pone anch’esso come un ponte tra il web e il cartaceo, poiché egli, oltre a fare ricerca nella cultura orale per raccogliere i canti contadini, altre centinaia ne ha commentati sia su YouTube, dove ha un proprio canale, sia sui social.
Il poema fa parte dei 200 canti registrati da Angelo Siciliano, grazie a diversi informatori nati nel primo quarto del XX secolo, tutti delle vere e proprie “biblioteche viventi” appartenenti al mondo rurale montecalvese. Esso si pone come un simbolo di rinascita culturale ed essendo l’unico documento del genere, esistente nel dialetto irpino dell’Ottocento, rappresenta un’opera di inestimabile valore filologico, estrapolato dalla tradizione orale dei cantastorie, nonché un documento della cultura orale e del patrimonio immateriale che si possono ritenere ormai scomparsi, anche se hanno convissuto con noi sino a qualche decennio fa.
Angelo Siciliano dimostra con quest’opera che la distinzione tra "colto" e "popolare" è assai più sfumata di quanto si pensi: se il popolo canta i poeti, i poeti attingono continuamente dal popolo.
Il contenuto del poema tratta di un percorso iniziatico d’amore alquanto tribolato, secondo un canone magico-rituale della tradizione orale locale, tra due giovani innamorati, Angelica e Giovanni, che trionfa grazie al sortilegio con l’avvelenamento e, purtroppo, la morte di tre persone.
Gli informatori sono tre contadini della contrada Frascino – terra di miti, di canti e di cunti – di Montecalvo Irpino: Felice Cristino, Giuseppe e Mariantonia Fioravanti.
Il contenuto del poema Angelica è analizzato e presentato all’interno di una contestualizzazione storico-letteraria, passando attraverso i testi e le vicende della Chanson de Roland e della Baronessa di Carini.
Nel libro, per la vicinanza con l’amata Lucania, è inserita la traduzione in dialetto irpino di una poesia di Rocco Scotellaro.
La post-fazione di Giovanni Kezich è la ciliegina sulla torta di questo recupero culturale!
Il testo del poema Angelica si configura come una testimonianza della ricerca etno-antropologica che va ben oltre il semplice recupero folclorico. È il racconto di un percorso intellettuale e umano iniziato nel 1987 con l’intento, inizialmente limitato, di trascrivere la cultura orale di Montecalvo Irpino, ma progressivamente trasformatosi in un’indagine articolata sulla memoria, sull’identità e sul valore del dialetto, come archivio vivente della comunità.
Uno degli aspetti più significativi è l’evoluzione della consapevolezza metodologica dell’autore. In principio, egli ritiene che la trascrizione dei testi (cunti, canti, filastrocche, detti, maledizioni) possa essere sufficiente a recuperare e a preservare la tradizione. Tuttavia, comprende presto che la scrittura, pur necessaria, rischia di “congelare” e impoverire un patrimonio che nasce e vive nella voce, nel ritmo, nel contesto performativo. Questa presa di coscienza segna il passaggio da un approccio meramente letterario a una prospettiva antropologica più ampia, in cui la cultura orale è intesa come sistema complesso di pratiche, relazioni e identità. Ed è anche per questo che lui, contestualmente alla pubblicazione nel 1988 del libro in versi dialettali “Lo zio d’America”, decise di registrare la lettura di alcuni testi scelti dal libro, perché l’emittente locale montecalvese Radio Ufita li mettesse in onda nelle sue trasmissioni, per l’Irpinia e il Sannio, per alcuni anni.
Il fulcro narrativo e scientifico del testo è la scoperta del poema Angelica, trasmesso oralmente e fissato su carta nel 1949 da una contadina sotto dettatura del nonno analfabeta, cantore popolare. La vicenda del manoscritto – prestato in cambio di due polli, custodito in un quadernetto malconcio, tramandato con orgoglio familiare – non è un semplice dettaglio pittoresco: essa restituisce il contesto materiale e simbolico della cultura contadina, in cui il valore della parola poetica convive con la concretezza della vita rurale.
Dal punto di vista filologico, il lavoro di Siciliano appare rigoroso e rispettoso. L’autore adotta la grafia fonetica per restituire i suoni originari del dialetto, si confronta ripetutamente con l’informatore e cantatore Felice Cristino per chiarire gli etimi oscuri, mantiene la numerazione originale delle strofe e interviene sul testo con molta prudenza, dichiarando ogni scelta. La traduzione in lingua italiana non è concepita come riscrittura elegante, ma come tentativo di conservare la struttura sintattica e la musicalità del testo originale. Questo atteggiamento rivela una forte etica della fedeltà al “reperto”, trattato quasi come un documento archeologico.
Particolarmente interessante è la riflessione sul dialetto, definito “sacro”. In questa definizione non c’è retorica, ma la consapevolezza che il dialetto custodisce strutture fonetiche, lessicali e culturali proprie, irriducibili alla lingua standard, giacché esso non è una forma corrotta dell'italiano, bensì una lingua sorella, derivata direttamente dal latino, dotata di un proprio sistema strutturale, grammaticale e un proprio vocabolario.
L’operazione di ritrascrizione in “dialetto stretto” ottocentesco, compiuta in un secondo momento e presente nel libro, dimostra inoltre una sensibilità linguistica raffinata: non un’alterazione arbitraria, ma un tentativo di eliminare ibridismi e restituire omogeneità vernacolare al testo.
Sul piano culturale, il poema Angelica assume un valore eccezionale. È presentato come l’unico poema dialettale riscontrato tra i contadini della provincia di Avellino, circostanza confermata anche da altri studiosi. L’assenza di una fonte letteraria colta identificabile, che Angelo Siciliano non ha smesso di cercare negli anni, suggerisce una possibile elaborazione autonoma da parte dei contadini poeti con la passione del canto, durante i duri lavori agricoli come zappare la terra, falciare il fieno, mietere a mano, o durante la trebbiatura arcaica con le bestie sull’aia, sotto il sole cocente. Oppure, una rielaborazione creativa di materiali epico-cavallereschi filtrati dalla tradizione orale. Questo elemento rafforza l’idea di una cultura popolare non passiva, ma capace di assimilare, trasformare e produrre narrazioni complesse e tramandarle tra le generazioni da bocca a orecchio e tra paesi diversi.
Lo stile del testo è sobrio ma intensamente partecipe. L’autore non nasconde l’emozione della scoperta né la fatica della ricerca. La sua “ostinazione” è narrata con umiltà e insieme con orgoglio. Il racconto assume così anche un valore testimoniale: è la storia di una corsa contro il tempo per salvare una memoria destinata a scomparire con l’ultima generazione degli anziani dialettofoni che ne sono gli ultimi depositari. Insomma, alla fine parrebbe una scommessa vinta tra scetticismi, titubanze e difficoltà.
In conclusione, il testo rappresenta un esempio significativo di ricerca sul campo, condotta da Angelo Siciliano, con passione civile e rigore scientifico, seppure con l’utilizzo di strumenti non fornitigli da studi specifici, giacché ha studiato altro all’università, ma con strumenti che si è costruito da solo empiricamente, in base alle esigenze e all’esperienza maturata durante le fasi della ricerca. Non è soltanto la storia del ritrovamento di un poema, ma un atto di tutela dell’identità collettiva, che andrebbe custodita con orgoglio, senza vergognarsene, come succedeva in passato, e tramandata alle nuove generazioni. Dimostra come la cultura orale, se ricercata, ascoltata, studiata e capita con rispetto, possa rivelare tesori nascosti, risuscitare memorie dimenticate e restituire dignità alla voce delle comunità rurali che da alcuni anni appaiono in grande sofferenza.
È un’opera che, essendo prima di tutto cantata, da chi quasi sempre era analfabeta e cantatore a orecchio, invita a riflettere sul rapporto tra scrittura e oralità, tra centro e periferia, tra memoria e modernità e sulla responsabilità di chi sceglie di farsi custode di un patrimonio fragile ma quanto mai prezioso.
Questo libro, come già accennato sopra, è stato pensato come un ponte tra il web e il cartaceo, e viceversa. Per questo, oltre ai testi scritti, esso custodisce anche tracce vive della voce che li ha generati. Il Poema Angelica fu registrato in contrada Frascino nell’estate del 1990, grazie al cantatore contadino-pastore Felice Cristino. Oggi quella voce antica è ancora ascoltabile: è stata digitalizzata e pubblicata nel 2020 sul canale YouTube dell’autore. Chi desidera può ascoltarla grazie a questo link:
https://youtu.be/ltYoSw8nUMA?si=1iioysL6g326ow6V
Per chi vuole acquistarne una copia può visitare questo collegamneto:
https://store.youcanprint.it/angelica/b/2119e7ca-51d5-5590-ba58-538e4a6df416
https://www.amazon.it/Angelica-Angelo-Siciliano/
Montecalvo Irpino, 27 febbraio 2026 Alfonso Caccese
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