Panorama

Adagiato su Tre Colli ,Montecalvo Irpino si affaccia ,quasi a dominare, la splendida e storica Valle del Fiume Miscano,uno dei più suggestivi angoli della verde Irpinia.

Tra i più importanti ed estesi centri della Provincia,ricco di storia e di tradizioni è per la sua posizione strategica un luogo dove la presenza umana si perde nella notte dei tempi. La presenza Osca  Sannitica e Romana,testimoniata dalle numerose  vestigia archeologiche(necropoli di San Vito,insediamenti alla C/da Malvizza-Tempio Dea Mefite,ruderi del Ponte Romano “dei diavoli”)fanno di questo paese un centro di interesse per i tanti studiosi.

L’origine del nome è probabilmente riconducibile ai rapporti con la famiglia CALVIA ,sebbene le tante ipotesi non abbiano ancora avuto una logica conferma scientifica.Fortilizio romano a controllo della sottostante Via Traiana,Montecalvo vede la presenza longobarda e normanna,testimoniata da importanti monumenti del tempo.Feudo delle più importanti famiglie quali i Guevara,Manzella e Potofranco,è con gli Sforza che raggiunge la massima importanza,con quel Francesco che diventerà Duca di Milano,e sotto il cui dominio venne edificata la Collegiata di Santa Maria Assunta. Divenuta Contea sotto il dominio dei Carafa di Montecalvo,fu elavata a Ducato col governo dei Gagliardi e con tale titolo, infine, ai Pignatelli di Montecalvo che ne hanno retto le sorti per oltre 2 secoli.

Castello Pignatelli di Montecalvo

 

Il paese vede la presenza di 2 Castelli,dovendosi aggiungere quello di Corsano(appartenuto ai Marchesi Pedicini,un tempo feudo a se stante e di poi accorpato al Feudo di Montecalvo).

La visita al centro storico è un vero tuffo nel passato.

Gli splendidi palazzi gentilizi(Bozzuti ,De Cillis,Pizzillo,Morelli,Panari, Caccese,de Sanctis…..)arricchiti di artistici portali in pietra,vanto del paese,ci conducono alla visita del TRAPPETO,vasto insediamento abitativo a terrazze,molto simile ai più famosi Sassi di Matera.

Da non perdere la visita alla Collegiata dell’Assunta sec.XV,dove è possibile ammirare uno dei gioielli dell’architettura del 500-La Cappella Carafa,al cui interno e dopo un fortunoso ritrovamento,è stata alloggiata la miracolosa statua lignea sec. XVI della così detta Madonna dell’Abbondanza

Meritevole di una visita il complesso Pompiliano(casa natale,chiesa e museo di San Pompilio Maria Pirrotti nato a Montecalvo 1710 morto a Campi Salentina 1766),il museo conserva incredibili testimonianze di fede e di arte tra cui i distici di Papa Leone XIII ,scritti  in onore del Santo. 

Il  seicentesco Convento di S.Antonio,con annessa Oasi,offre un sicuro e qualificante soggiorno ai tanti turisti,che oltre alla tranquillità del luogo possono godere delle tante opere d’arte conservate e della famosa biblioteca ricca di cinquecentine.

Ricca di verde e di parchi(pineta )la natura è prodiga di sorgenti e i panorami sono di una bellezza struggente.

 Tra i fenomeni naturali,che attira numerosi turisti,si ha quello delle “Bolle della Malvizza”,fenomeno vulcanico di eruzione di metano dalla viva terra.

Diversi agriturismi,assicurano un soggiorno indimenticabile,specie per l’ottima cucina che si fonda sulla cultura contadina e sui prodotti della terra(Pomodori,olio extravergine,salumi e formaggi) che si sposano magnificamente,con IL PANE di MONTECALVO,riconosciuto e apprezzato a livello nazionale.

I prodotti della tradizione (scope,cesti,ricami…)vivacizzano le nostre strade ove è ancora possibile incontrare qualche anziana donna che veste il tipico costume “PACCHIANA” ricco di ricami e di oro.

Scultura sec.XII

Portale Palazzo de Cillis

(Castello-Casina Stiscia C/da Affitto)

 

Pane di Montecalvo 

 

Breve Descrizione del costume tipico Montecalvese

 

La Pacchiana

Quando si parla di pacchiano,nel gergo corrente ,ci si rifà ad un modo di essere  e di vestirsi stravagante e appariscente e  che offende i canoni della bellezza estetica.

Non è certamente il nostro caso,il termine PACCHIANA ,nella originaria etimologia,si rifà ad una manifesta voglia di divertimento,di allegria,un miscuglio di odori e sapori,di canti e tarantelle che fanno pensare alla Pacchia.

Il costume montecalvese “La Pacchiana”,non può considerarsi nemmeno tale,per il semplice fatto che viene indossato,ancora oggi,da molte donne anziane,fatto questo che lo rende un vivente reperto  storico,culturale,antropologico,sempre  in continua evoluzi

Intimo:

Mutandoni ampi lunghi fino al ginocchio,arricchiti di merletti(puntine) di varie forme,spessori e colori,che si intravedevano nei momenti più o meno naturali del corpo e che si manifestavano durante i balli sfrenati del tempo-tarantelle…

La camicia e il sottanino erano la biancheria intima.

Le Scarpe venivano realizzate in cuoio e pelle dagli abilissimi artigiani montecalvesi (scarpari) il cui altissimo numero oltre 100,per tutto il decorso secolo,rappresentò una formidabile realtà economica per il paese.

L’abito vero e proprio era così composto:

Gonna in lana castorino di colore nero,con applicazioni in cotone e/ o filo bianco,solo sotto la parte inferiore,quella cioè non coperta dal Vantesino

VANTESINO : parola di chiara derivazione latina (ante- sinum)  a significare la particolare destinazione del manufatto.

Realizzato in panno di lana di colore verde erba,con ricami,applicazioni(varianti in stoffa anche di colore nero,di seta in bianco con ricami a rilievo e perline nel vestito da sposa).

Corpetto: avente la chiara funzione strategica di sorreggere il seno anche alle poco dotate.

Particolarità del corpetto(buttunera) è la presenza di una doppia fila di bottoni di argento di forma discoide,aventi la funzione di mettere in risalto la condizione della donna maritata

La Cammisola,  camicia importante con pizzi agli orli di color senape e con evidenti ricami a punto croce e/o spugnetta con le iniziali della ragazza e/o della famiglia

Copricapi:

Tovaglia: copricapo in lino grezzo,che come dice la parola aveva una funzionalità che andava oltre il semplice copricapo,infatti la grandezza ,la forma rettangolare e il tipo di tessuto,facevano si che il copricapo, alla bisogna,poteva diventare un giaciglio,una tovaglia da cucina o un necessaire per i fanciulli.

Pannuccia: copricapo in lino fine e per le grandi occasioni.,con ricami  a punto croce  e frangiatura a cascata sulle spalle.

Maccaturo: copricapo in lana di color carne(nero in caso di lutto) che cade sul laterale delle guance,ricco di frange annodate ,sovrastato da ricami a bassorilievo in spugna,con motivi floreali.

Il costume da pacchiana aveva numerose varianti,dovute alla condizione della donna e infatti si ha un costume da bambina,da giovinetta,da donna promessa,da donna sposata,da vedova(tutto  nero).

Discorso a parte merita il Vestito da Sposa , che non prevede alcun copricapo,ma uno scialle in seta con fronzoli,il vestito tutto in bianco,conserva la gonna  nera e un vantesino bianco ricco di ricami a bassorilievo con l’apposizione di perline anche vitree  di vario colore

Centro agricolo e artigianale,ha un sicuro richiamo per le tante attività sportive,stante la ricchezza degli impianti(2 campi di calcio,2 campi da tennis,2 campi polivalenti…)e le manifestazioni che si organizzano(corse di Karting,pallavolo,calcetto,body building…..)

Piatto tipico “Cicatielli” ,di cui si celebra la più antica sagra della Campania XLII edizione,organizzata dalla Pro Loco.

Avvenimento a carattere nazionale è la “FIERA DI SANTA CATERINA”che si svolge ininterrottamente da 5 secoli  il 20- 21e 22 Novembre e che vede la partecipazione di c.300 espositori e le Città del Pane,che presentano il proprio prodotto primario e le bellezze culturali ed enogastronomiche del territorio.

                                                                                                 

N.B.  Questo piccolo saggio è dedicato a tutti i Montecalvesi che vivono e prosperano nelle Americhe e che non hanno dimenticato le loro origini,come noi non ci siamo dimenticati di loro,sempre presenti nei nostri cuori.

Posta elettronica

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I visitatori dal 30/11/2002 fino ad oggi sono:

 

 

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