Le janare sono figure caratteristiche della civiltà contadina. Nella tradizione, esse erano fattucchiere in grado di compiere malefici ed incantesimi, di preparare filtri magici e pozioni in grado di procurare aborti. Tuttavia non si conosceva l'identità delle janare: esse di giorno potevano condurre una esistenza tranquilla senza dare adito a sospetti. Di notte, però, dopo essersi cosparse le ascelle (secondo altri il petto) di un unguento magico, esse avevano la capacità di spiccare il volo lanciandosi nel vuoto a cavallo di una granata, cioè una scopa costruita con saggina essiccata. Nel momento del balzo, pronunciavano la frase: Sott'a l'acqua, sott'a 'r vient, sott'a la noc d' Bnvient -  (sotto l'acqua e nel vento, sotto il noce di Benevento) (qualcuno ha avanzato l'ipotesi che il misterioso unguento fosse una sostanza allucinogena.In tal caso alcune delle storie fantastiche che si raccontano sarebbero nate dalle allucinazioni vissute delle persone che facevano uso di tale unguento). Si racconta anche che le janare preferissero radunarsi nelle sere di tempesta, quando il vento soffia impetuoso e la pioggia cade incessante, mentre le tenebre, squarciate dai lampi delle folgori, lasciavano scorgere le orripilanti sembianze di quelle donne demoniache che a cavallo delle loro scope, volavano in direzione del noce di Benevento.


Le sensazioni che la leggenda delle janare inducono, si possono cogliere nella celeberrima opera "Una Notte sul Monte Calvo" di Modest Mussorgsky (sinfonia utilizzata anche per commentare alcune scene nel film di animazione "Fantasia" di Walt Disney). Secondo la tradizione, l'autore compose la sinfonia dopo aver soggiornato a Montecalvo Irpino, ospite della duchessa Maddalena Pignatelli, la quale era figlia di Pietro Fesenko, consigliere dello zar Nicola II. Si dice che Mussorgsky restò molto colpito dall'atmosfera che si respirava a Montecalvo Irpino, suggestionato dai luoghi, dalla storia, dalle leggende delle streghe che prendevano il volo per ritrovarsi ai piedi del noce di Benevento dove celebravano il loro sabba.
Se si ascolta la sinfonia e si chiudono per un attimo gli occhi, sembrerà di vedere le streghe volare, volteggiare attorno al noce, in una corsa spasmodica a cavallo della loro scopa, sino a quando l'arrivo del mattino, salutato dal suono delle campane, non dissolve le tenebre sciogliendo allo stesso tempo la riunione demoniaca.
La natura incorporea delle janare, faceva sì che potessero entrare nelle abitazioni penetrando sotto le porte, come un soffio di vento, oppure penetrando dalle finestre come un lieve spiffero.

Per evitare che esse potessero entrare, dietro alle porte e alle finestre venivano appesi sacchetti di sale o scope. La tradizione vuole che la janara, prima di entrare in casa, dovesse contare tutti gli acini di sale o tutti i fili o le fibre che formano la scopa. La ianara, così, era costretta ad espletare il compito ma nel frattempo sopraggiungeva l'alba e la ianara era costretta a ritornare nella propria abitazione.
I malefici che una janara poteva provacare erano diversi. La ianara poteva provocare aborti o essere la causa di infertilità, poteva entrare di notte nelle abitazioni e "torcere" i bambini, facendoli piangere per il dolore ed a volte causando la loro deformità. Le ianare erano anche responsabili della sensazione di "oppressione" sul petto che a volte si avverte mentre si giace supini - come se qualcuno con le proprie mani esercitasse una pressione sul nostro sterno. Questa sensazione di oppressione a volte è accompagnata dalla impossibilità di gridare o di chiedere aiuto. Le vecchine spiegano tali sensazioni con la solita frase, in cui riecheggia una saggezza antica: "Sono le ianare che ti premono".
Le persone del popolo erano impressionate dai racconti sulle janare. Quando in un gruppo di persone che si intrattenevano a parlare in qualche vicolo, qualcuno pronunciava la parola "ianara", immediatamente le donne alzavano le mani al cielo ed esclamavano la frase "oggi è sabato", che sembra avesse un valore scaramantico.

Le ianare erano conosciute anche per i dispetti che facevano ai contadini, manomettendo i loro strumenti di lavoro, facendo marcire le loro provviste.
Alcuni contadini assicurano che di mattina, recandosi nella stalla, trovavano i cavalli sudati (si racconta che a volte succedesse lo stesso con le mucche) come se avessero cavalcato per tutta la notte; a volte i crini delle loro criniere erano raccolti in numerose treccine. Ovviamente la responsabilità di tali prodigi, veniva attribuita alle janare.

Sino agli inizi degli anni Sessanta, era in uso in alcune zone interne del sud avvolgere i neonati nel "fascione". Esso era costituito da strisce di stoffa avvolte attorno al corpo del bambino allo scopo di farlo crescere "diritto". Si pensava, infatti, che le ossa ancora in formazione dei neonati, se non tenute diritte durante i primi giorni di vita (di soliti i primi 30-40 giorni), avrebbero potuto presentare delle malformazioni.
Ci è stato raccontato che alla fine degli anni '40, un bambino dormiva nel letto matrimoniale dei genitori, tra il padre e la madre. Era nato da poche settimane ed ancora portava il "fascione" (il suo corpo era completamente avvolto nelle bende, ad eccezione della testa). Inspiegabilmente il mattino seguente il bambino fu trovato sotto il letto ed incominciò ad avere forti dolori allo stomaco. La spiegazione fu che "le ianare gli avevano succhiato il liquido dallo stomaco". Per farlo guarire, gli fu dato da bere del latte particolare.

Si racconta che una notte un marito si accorse che la moglie si era alzata dal letto. L'uomo di nascosto seguì la donna spiando tutto ciò che ella faceva. Vide la moglie afferrare un vasetto contenente un misterioso unguento, cospargersi il corpo con quell'impasto e buttarsi nel vuoto dalla finestra, prendendo il volo.
Resosi conto, quindi, che la moglie era una janara, il marito sostituì l'unguento magico della moglie con del semplice olio che tuttavia aveva lo stesso aspetto.
Di lì a pochi giorni, la janara si alzò nottetempo e, preso nuovamente il solito vasetto, si cosparse il corpo dell'unguento contenuto nel vasetto, quindi si buttò dalla finestra. Quella notte, però, non prese il volo ma precipitò a terra e morì.

Questa storia l'abbiamo sentita raccontare dalle vecchiette ma probabilmente deriva da un poemetto napoletano ottocentesco dal titolo "Storia della famosa noce di Benevento".
La storia racconta che un marito scoprì che la propria moglie era una ianara. Le rivelò ciò che aveva scoperto e le chiese di essere condotto al Sabba per poter partecipare anch'egli alla riunione di tutte le janare. Il sabato seguente, la moglie janara condusse il marito al Sabba che si celebrava sotto un grande noce. Lì erano raccolte tutte le ianare del mondo - secondo alcuni erano circa 2.000.
Nel convegno malefico, si mangiava e si beveva. L'ingenuo marito, notando che il cibo era sciapito, chiese del sale, ma appena ebbe condito col sale la pietanza che stava mangiando e l'ebbe assaggiata, il banchetto notturno che si trovava dinnanzi a lui scomparve improvvisamente. Egli restò isolato nella campagna, in un luogo a lui sconosciuto. Il mattino seguente incontrò un contadino e gli chiese dove si trovassero. Il contadino gli rispose: "alle porte di Benevento".

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