Se la storia di Montecalvo Irpino dal Seicento in poi fosse un romanzo corale, la dinastia dei Caccese-Lusi ne rappresenterebbe l’ultimo, densissimo capitolo. È la parabola di una famiglia che incarna in sé le contraddizioni, le spaccature e i sogni dell'Italia intera, sospesa tra la terra aspra dell'Appennino e i palcoscenici infuocati della grande politica nazionale.
Tutto ha inizio in una terra di frontiera, in quella Valle del Miscano che faticosamente si riprendeva dal vuoto lasciato dalla peste del 1656. In un paese dominato dal sferragliare dei carri dei carrettieri – uomini che legavano il proprio destino al sudore e alla terra – un ramo della famiglia Caccese sceglie un’altra strada: quella dei libri, dello studio universitario a Napoli, dell'ascesa sociale.
Caccese non è semplicemente un cognome diffuso a Montecalvo Irpino: è uno dei pilastri storici, antropologici e culturali della comunità montecalvese, con radici che si collegano in modo straordinario proprio alle dinamiche dell'antico borgo feudale. L'analisi linguistica e d'archivio rivela le sue origini e il suo legame con il territorio:
1. L'etimologia: un antico mestiere d'élite
Dal punto di vista linguistico, il cognome Caccese ha una radice affascinante:
• L'origine normanna: Deriva dal franco-normanno cachier (che significa "cacciare", dal latino captiare / captare, ovvero catturare) a cui è stato aggiunto il suffisso aggettivale latino -ensis (> -ese), che indica relazione.
• Il significato: Significa letteralmente "relativo alla caccia" o "cacciatore". Nel napoletano antico e nei dialetti locali ha seguito una costruzione identica a termini come carrese (carrettiere).
• La valenza storica: Nel Medioevo e all'inizio dell'età moderna, la caccia nei grandi feudi appenninici (come le boscaglie e le valli che circondavano Montecalvo e Corsano) non era un passatempo per tutti, ma un diritto esclusivo del signore feudale. Un "Caccese" era quasi certamente un titolo o soprannome onorifico attribuito originariamente a un ufficiale addetto alle battute di caccia, a una guardia venatoria del duca o a una persona di fiducia dell'entourage nobiliare (come i Carafa o i successivi Pignatelli).
2. La presenza nei registri storici post-peste
Nel periodo di ripopolamento e stabilizzazione sociale successivo alla peste del 1656, il cognome è già perfettamente radicato e ramificato nel tessuto montecalvese.
• I registri settecenteschi: Se andiamo a spulciare i faldoni genealogici, troviamo tracce continue. Ad esempio, nei registri storici delle famiglie montecalvesi balzano all'occhio capifamiglia e nascite storiche, come quella di Rosa Caccese (nata nel 1738 e coniugata con Giacomo D'Addona), a testimonianza di una stirpe già solidamente insediata nel borgo nella prima metà del Settecento.
•La ramificazione sociale: A differenza di altri cognomi legati a singole famiglie nobili isolate (come i Pirrotti), i Caccese a Montecalvo si sono stratificati in più rami sociali nel corso dell'Ottocento e del Novecento: dai braccianti del rione Trappeto ai proprietari terrieri, fino agli intellettuali e artigiani.
3. Un cognome-identità per il paese
La concentrazione storica di questo cognome a Montecalvo Irpino è così alta che oggi, a livello nazionale, il comune è considerato uno dei principali "focolari" storici dei Caccese in Italia.
Non è un caso che gran parte del lavoro moderno di recupero della memoria storica, delle tradizioni contadine e dell'identità culturale di Montecalvo Irpino (compresi gli studi sui tratturi della transumanza e sulla civiltà materiale irpina) sia stato portato avanti e firmato proprio da studiosi e ricercatori locali che portano fieri questo cognome. È il ramo del Dottor Domenico Caccese, medico chirurgo del borgo. Domenico compie il classico capolavoro dinastico dell'Ottocento, unendo il suo prestigio a quello di Rosaria Maria Giuseppa Lusi, figlia della nobiltà di origine arbëreshë della vicina Greci. Un’unione d'élite marchiata nella pietra dai loro rispettivi palazzi signorili, che domineranno la vita dei due comuni.
Da questo letto matrimoniale, all'alba del Novecento, nascono tre figli maschi:, Felice Francesco e Carlo. Tre fratelli che, pur portando lo stesso sangue, si divideranno il mondo e le ideologie, diventando ciascuno il simbolo di un'Italia diversa.
L'analisi della figura di Domenico Caccese, medico chirurgo, e del suo matrimonio con un'esponente della famiglia Lusi, ci porta a esplorare una vera e propria unione d'élite tra due dei casati storicamente più influenti, colti e prestigiosi dell'area della Valle del Miscano, a cavallo tra Montecalvo Irpino e il vicino comune arbëreshë di Greci.
Questa specifica combinazione familiare e professionale svela dettagli storici, sociali e urbanistici straordinari:
1. Chi erano i Lusi? Un'unione con la nobiltà di Greci
Sposare una Lusi significava legarsi a una delle famiglie più importanti della zona.
• Le origini: La famiglia Lusi è di origine greco-albanese (Louzis / Λούζης), giunta in Italia durante le storiche migrazioni arbëreshe e stabilizzatasi a Greci (dove l'antico cinquecentesco Palazzo Lusi è oggi la sede del Municipio).
• L'ascesa politica e culturale: Questo casato ha espresso nei secoli letterati, avvocati e importanti figure pubbliche (tra cui spicca l'illustre patriota e deputato ottocentesco Giulio Lusi, a cui oggi è intitolato l'Istituto Comprensivo Scolastico di Montecalvo Irpino).
L'unione tra Domenico Caccese e la signora Lusi rappresenta il classico matrimonio d'alto rango della borghesia ottocentesca terriera e professionale, volto a unire il prestigio normanno-montecalvese dei Caccese con quello arbëreshë-signorile dei Lusi.
2. Domenico Caccese: La figura del Medico Chirurgo tra '800 e '900
Nell'Ottocento, il medico chirurgo in un paese dell'Appennino non era un semplice professionista, ma una delle massime autorità civili, morali e politiche della comunità, spesso l'unico ad avere accesso a studi universitari (presso l'Università di Napoli).
• L'impegno sociale e sanitario: Domenico si trovò a esercitare la professione a Montecalvo in un'epoca complessa, caratterizzata dalle prime grandi campagne di vaccinazione (come quella contro il vaiolo), dalle epidemie coleriche ottocentesche e dalle difficili condizioni igienico-sanitarie dei rioni rupestri come il Trappeto.
• L'impegno politico (L'anima socialista): I medici dell'epoca erano spesso il fulcro delle idee di riscatto sociale per le classi contadine. Nei documenti storici sui movimenti politici irpini di inizio Novecento, la figura di Domenico Caccese a Montecalvo (spesso citato insieme a Pietro Cristino) emerge chiaramente tra i promotori delle prime lotte operaie, leghe contadine e circoli democratico-socialisti della zona.
3. Le tracce monumentali: Palazzo Caccese e Palazzo Lusi
Questo matrimonio trova una perfetta corrispondenza anche nella topografia e nell'architettura signorile del territorio:
• La famiglia Caccese, pur originaria di Montecalvo, espanse le proprie proprietà ed influenze nei comuni limitrofi, edificando il monumentale Palazzo Caccese (XIX secolo) a Greci, a pochissima distanza dallo storico Palazzo Lusi. Le due famiglie, quindi, non condivisero solo legami di sangue, ma dominarono letteralmente la vita sociale ed urbanistica della zona a cavallo tra i due paesi.
4. La discendenza
Francesco, l'ingegnere, è l'uomo dell'azione e della rottura. La Prima Guerra Mondiale lo strappa alle colline irpine e lo scaraventa sul fronte di Gorizia. Non tornerà più indietro. Al confine orientale, Francesco sposa la causa del Fascismo più radicale e intransigente. Diventa Federale di Gorizia, uomo forte del regime nelle terre di frontiera, e nel 1929 siede a Roma come Regio Deputato, mentre a Montecalvo il popolo sfila in festa per il "conterraneo" arrivato ai vertici del potere. Francesco sarà l'architetto del regime e il promotore dell'italianizzazione forzata degli sloveni, un ruolo che nel dopoguerra gli costerà dure accuse e processi, prima di ritirarsi a progettare le grandi autostrade del Triveneto.
Mentre Francesco scala il potere a Roma e a Gorizia, a Montecalvo il tempo sembra scorrere più lento, custodito dal fratello
Felice. “Don Filìce” incarna l'anima conservatrice e pragmatica della famiglia. È il possidente terriero, l'uomo dell'ordine che amministra l'immenso patrimonio agrario senza lasciarsi travolgere dalle mode politiche. La sua integrità e la sua autorevolezza sono tali che, nell'ottobre del 1943, all'indomani della caduta del fascismo, il Governo Militare Alleato sceglie proprio lui. Gli inglesi sanno che per pacificare un paese ferito dalla guerra serve una figura d'ordine. Paradossalmente, mettere al municipio il fratello del gerarca fascista Francesco è una mossa chirurgica: serve a garantire ai nostalgici locali che non ci saranno vendette, e ai democratici che il paese è in mano a un uomo integro. Felice traghetta Montecalvo fuori dal fascismo firmando le prime delibere democratiche con i vecchi timbri del Podestà, per mancanza di fondi.
Finita la tempesta della guerra, l'Italia si affaccia alla Repubblica e alla democrazia di massa. C'è bisogno di una politica nuova, più vicina al popolo, e qui entra in scena il terzo fratello:
Carlo, ha ereditato dal padre Domenico la missione della medicina e l'amore per la cura degli altri. Diventa il medico condotto del paese, un punto di riferimento umano prima che politico. Nel 1952, sotto l'insegna dello Scudo Crociato della Democrazia Cristiana, Carlo sfida la sinistra in un'elezione comunale infuocata, rimasta nella memoria del borgo. Perderà per pochissimi voti, ma resterà per tutti il medico buono, l'antagonista nobile di una sfida democratica d'altri tempi.
Le elezioni del 25 e 26 giugno 1952 a Montecalvo Irpino rappresentano il momento di massima polarizzazione democratica del dopoguerra, una tornata elettorale che ridefinì la mappa del potere locale e in cui la dinastia dei Caccese giocò un ruolo centrale su entrambi i fronti dello scacchiere politico.
Il clima sociale era incandescente: l'Italia si era lasciata alle spalle la ricostruzione immediata e si scontrava sulla scelta ideologica tra il blocco cattolico-centrista e le sinistre unite. A Montecalvo questa battaglia si consumò voto su voto.
Lo scenario: Il sistema proporzionale e lo scontro delle liste
Per la prima volta nel dopoguerra, le elezioni comunali si tennero con il sistema proporzionale, permettendo una rappresentanza precisa delle varie correnti del paese. A sfidarsi furono due blocchi ideologici ben definiti:
La lista della "Spiga": Un cartello elettorale che univa le forze della sinistra (comunisti, socialisti e indipendenti della classe operaia e contadina).
La lista dello Scudo Crociato: Guidata dalla Democrazia Cristiana, che esprimeva la borghesia agraria, i professionisti e l'elettorato cattolico moderato, dove il Dott. Carlo Caccese figurava come uno dei leader più autorevoli della coalizione.
I risultati e il nuovo Consiglio Comunale
Le urne restituirono un esito combattutissimo. A vincere la maggioranza fu la sinistra guidata dall'insegnante elementare Francescantonio Panzone, che venne eletto sindaco e mantenne la guida del comune per due legislature consecutive, fino al 1960.
Quando a vincere le elezioni è l’insegnante Marcello De Cillis spalleggiato dal dott, Mario Fiore dallo stesso Dott. Carlo Caccese e Feliciantonio Lazazzrea.
Tuttavia, l'aspetto più affascinante dal punto di vista storiografico e genealogico fu la composizione del nuovo Consiglio Comunale eletto in quella storica sessione di giugno. La famiglia Caccese si trovò spaccata o capillarmente distribuita tra la maggioranza e l'opposizione, dimostrando come il casato fosse in grado di esprimere contemporaneamente anime diverse della società civile montecalvese:
Carlo Caccese (il medico della DC) venne eletto consigliere comunale tra i banchi della minoranza moderata, assumendo la guida ideale dell'opposizione cattolica.

Il sindaco della Democrazia Cristiana,Marcello De Cillis il dott. Mario Fiore e il dott.Carlo Caccese
Nicola Caccese ed Crescenzo Caccese entrarono anch'essi in Consiglio, sedendo nei rispettivi scranni e confermando la pervasività del cognome nelle istituzioni repubblicane, a pochi anni di distanza dal mandato del fratello di Carlo, il possidente Felice (sindaco/commissario nel 1943).
Il ponte verso il futuro: L'ascesa di Alfonso Caccese
Il voto del 1952 gettò le basi per le successive dinamiche politiche del paese. Anche se la DC di Carlo Caccese non ottenne il sindaco in quella tornata, la presenza istituzionale del casato rimase solidissima fino a produrre, pochi decenni dopo, la figura di Alfonso Caccese. Il geometra Alfonso (eletto sindaco per la prima volta nel 1973 e rimasto in carica per oltre 17 anni) diventerà in assoluto il primo cittadino più longevo della storia repubblicana di Montecalvo, chiudendo idealmente il cerchio di un'influenza politica familiare nata all'indomani della liberazione.
Oggi, di questa incredibile triade familiare, restano le memorie sbiadite nei ricordi degli anziani e i monumenti di pietra: come il maestoso Palazzo Caccese di Greci, donato dai discendenti alla comunità con il vincolo eterno di farne un luogo di cultura. La storia dei Caccese-Lusi si chiude così, lasciando l'immagine di tre fratelli – il gerarca, il possidente e il medico – che partendo da una collina dell'Irpinia hanno disegnato, ciascuno a modo suo, la mappa del nostro Novecento. Ma la ragnatela del potere e dell'influenza agraria di questo casato non si fermò alle cariche pubbliche. Attraverso Giuseppina Caccese, la famiglia strinse un'alleanza matrimoniale strategica con la dinastia di Don Beniamino Cucchi, l'uomo arrivato dal nord per amministrare e infine possedere le terre e l'antico Castello di Corsano. Con l'ingresso di Giuseppina nella casa dei Cucchi, il cerchio si chiuse definitivamente: la famiglia che controllava le professioni e la politica del centro urbano si fondeva con la famiglia che governava l'agricoltura e la memoria storica del feudo di Corsano. Di questa incredibile rete relazionale restano oggi i monumenti di pietra: Palazzo Lusi, Palazzo Caccese a Greci e le mura severe del castello di Corsano, simboli di un'epoca in cui i destini di un intero territorio si decidevano attorno ai tavoli di poche, illuminate famiglie. Notizie sulla famiglia Cucchi del Prof. Alberto De Lillo. Il capostipite si chiamava Beniamino, ma al suo arrivo a Montecalvo, agli inizi del 1900, fu subito chiamato Don Beniamino Cucchi. Egli era Amministratore Delegato di una società immobiliare milanese, proprietaria dell’antico feudo di Corsano. Fu mandato a Montecalvo per curare ed amministrare le proprietà terriere della società. Dopo la prima guerra mondiale la società immobiliare di cui Don Beniamino Cucchi era amministratore delegato, fallì e gran parte dei terreni di Corsano furono venduti ai coloni che li conducevano in fitto o a mezzadria. Altri andarono in proprietà allo stesso Don Beniamino. Agli inizi del suo mandato abitava con la moglie, Emma, ed i figli nell’antico castello di Corsano, ma dopo il terremoto del 1930, crollata gran parte del castello, fece costruire, nelle sue vicinanze, delle basse abitazioni con pertinenze agricole e lì si trasferì con l’intera famiglia. Egli era coniugato e dal matrimonio ebbe tre figli: Pierluigi, nato nel 1920 e morto nel 1921, Piero (1925) e Luigi (1929). Per il prestigio del rango di appartenenza, aveva, nel castello, molta servitù e godeva di molto rispetto. Era molto amato dai coloni per le sue doti di umanità e di sobrio comportamento nei loro confronti. Una Tata milanese (tale Celestina Oriani, detta “La Signorina”) curava l’educazione dei suoi rampolli. I coniugi Cucchi non ebbero vita lunga e la morte li colse a poco tempo di distanza, lui nel 1940 e la moglie Emma nel 1941, quando ancora il giovane Piero compiva gli studi ginnasiali ed il piccolo Luigi frequentava la scuola media. “La Signorina” ebbe cura di loro, dell’amministrazione domestica e patrimoniale. Piero (detto Don Piero) si laureò in economia e commercio e, dopo la laurea, si trasferì a Torino ove fu assunto presso un Istituto bancario. Sposò Pina Caccese, di Montecalvo, figlia di Felice Caccese (detto Don Felice Mingarella), fratello del dott. Carlo Caccese. Dal matrimonio ebbe due figli: Beniamino ed Emma. Il fratello Luigi (detto Don Luigino) si diplomò come perito agrario e curò personalmente il patrimonio terriero. Nel 1968, improvvisamente, moriva Luigi e “La Signorina” rimase sola. Costei, ormai abbastanza anziana, non volle abbandonare il luogo ove aveva trascorso gran parte della sua vita e fu assistita fino alla sua morte, avvenuta nel 1976, dalla famiglia di Mobilia Pompilio (detto Crescenzo La Piscarera), subentrato, a sua volta, ad amministrare le rimanenti proprietà dei Cucchi. Don Piero, dopo la morte del fratello Luigi, vendette quasi tutti i terreni, lasciandone solo qualcuno a cura di Pompilio Mobilia. Una ventina di anni or sono moriva anche Don Piero Cucchi. Sua moglie, Donna Pina Caccese, vive ancora a Torino con i suoi due figli: Beniamino ed Emma. Della famiglia Cucchi, oggi, a Montecalvo, resta solo una tomba di famiglia.
Prof. Alberto De Lillo 12/05/2006
Luglio 2014
LUTTO CUCCHI-CACCESE

Si è spenta a Torino a 91 anni la cara esistenza della montecalvese N.D. Giuseppina Caccese vedova Cucchi. Apparteneva ad una rispettabilissima famiglia di Montecalvo. Il papà, Don Felice, dopo la Liberazione, fu il primo Commissario civico dei paese, dal novembre 1943 al maggio 1944, nominato dal Governatore Alleato di Avellino Alexander White. Lo zio fu l’on ing. Francesco Caccese, Segretario Federale fascista di Gorizia dal 1927 al 1929 e deputato, eletto a Gorizia, dal 1929 al 1940, nonché progettista dell’autostrada Palmanova, Gorizia, Lubiana. Un altro zio, dott. Michele, fu Direttore generale dei Ministero dei Lavori Pubblici. L’altro fratello del padre, dott. Carlo, fu medico a Montecalvo fino alla morte. La famiglia conserva ancora, e frequenta, in piazza San Pompilio Maria Pirrotti, nel centro storico del paese un bellissimo palazzo gentilizio, uno dei pochi scampato alla furia distruttrice delle ruspe che, nel post sisma 1962. fecero piazza pulita delle antichità nostrane L’ estinta si trasferì a Torino, nel 1955, quando sposò il dott. Piero Cucchi, figlio dei rag. Beniamino amministratore del feudo montecalvese di Corsano, dirigente bancario nel capoluogo piemontese Ne piangono la morte i due figli. il dott. Beniamino, medico, e la professoressa Emma La notizia ha rattristato i montecalvesi che stimavano e stimano i rampolli della nobile famiglia Caccese. Condoglianze ai figli Beniamino ed Emma e ai familiari tutti. Un abbraccio fraterno alla cara amica, cognata dell’estinta, dottoressa Maria Letizia Lazazzera Caccese.
Discendenza
Caccese Michele e Angela Maria Franco
Caccese Domenico
nato a Montecalvo Irpino il 20 luglio 1850 alla via fossi.
Sposato con: Rosaria Maria Giuseppa Luisi
Nata a Greci (Av) il 18 marzo 1858 da Francesco e ::::::
Matrimonio a Greci il 2 luglio 1881
Figli:
Caccese Michele,Carlo, Giovan Battista,
Francesco,Felice
Nato a Montecalvo Irpino il 15 settembre 1882 e deceduto il 10 Agosto 1977.
Felice Francesco Rosario Caccese
nascita il 04/10/1885 deceduto 23 giorni dopo.
Caccese Felice
Nasce 29 Agosto 1887: futuro possidente e sindaco/commissario della transizione democratica nel 1943.
Deceduto 1975.
Caccese Francesco,
segretario provinciale fascista, ingegnere,
nato il 26 agosto 1895 a Montecalvo Irpino,
morto 25 aprile 1969 a Gorizia.
Caccese Carlo nato il 12 novembre 1898
deceduto il 26 novembre 1968


