Il giorno 30 giugno 2020 si è spento nella sua casa di Maracaibo (Venezuela) il nostro compaesano Antonio Romolo Cafoncelli, assistito amorevolmente da sua moglie Maria e da tutti i suoi familiari.
Nato a Montecalvo Irpino nel 1932, Romolo era emigrato, appena diciottenne, in Venezuela. Il Paese sudamericano offriva molte opportunità a chi le voleva cogliere e lui, da gran lavoratore, non si tirò indietro.
Da apprendista falegname iniziò a lavorare insieme ad altri connazionali ma appena si sentì pronto non esitò a mettersi in proprio: lo spirito di iniziativa non gli mancò mai.
Passarono dieci anni di intenso lavoro prima di tornare, con il fratello Libero, a riabbracciare l'amata famiglia. Quella stessa estate conobbe Maria Concetta Tedesco, che sarebbe diventata la compagna della sua vita; in breve si sposarono e tornarono a Maracaibo dando origine ad una famiglia e ad una azienda entrambe prolifiche: dalla loro unione nacquero quattro figli e nel frattempo mutò il campo d'azione dal legno al marmo ["Se sei in grado di lavorare il legno saprai farlo anche con il marmo!" gli disse un amico e collega].


L'abilità imprenditoriale lo premiò con successo: sviluppò sempre più la sua impresa e divenne un punto di riferimento nella Comunità Italiana della operosa città. Lo fu anche per sua cognata Luigina aiutandola a portare avanti l'attività e la famiglia in seguito alla morte prematura del fratello Libero.
Si è sempre impegnato per sostenere chi gli chiedeva aiuto trovandosi in difficoltà: le iniziative di solidarietà sono state innumerevoli, con particolare riguardo verso i connazionali bisognosi. I molti impiegati che collaborarono con lui divennero motivo di orgoglio e di interesse personale.
Nella sua amata Maracaibo coadiuvò varie istituzioni cattoliche, alimentando iniziative e progetti, attuando così i princìpi religiosi ricevuti.
Nel tempo tutti i suoi figli si impegnarono con notevoli responsabilità nell'impresa familiare, facendola crescere e prosperare cosicché maturò il momento di affidare loro le redini in totale tranquillità, rimanendo sempre interessato e coinvolto.
Adesso poteva dedicarsi ai suoi hobby prediletti non amando starsene con le mani in mano (chissà quanti lo avranno salutato mentre camminava la mattina presto fino alla cappella di Corsano).
Tornava spesso in Italia dagli altri suoi fratelli e così l'attaccamento con Montecalvo, che non si era mai interrotto, si fece sempre più costante: tutte le estati amava soggiornare nella casa paterna 'ncoppa a la chiazza, riabbracciare i suoi parenti e paesani, ritrovare i sapori della sua terra, rinnovare la devozione per San Pompilio (suo padre Francesco fu tra i fondatori del primo comitato organizzatore della Festa del nostro Santo); in più riteneva un dovere trovarsi qui il giorno di Ferragosto per partecipare alla "Sagra dei Cicatielli"!

Pur rimanendo attaccatissimo alle sue radici italiane era profondamente grato e riconoscente al Venezuela che lo aveva accolto ancora ragazzo e gli aveva permesso di realizzare i suoi progetti, e da parte sua non si risparmiò per portare benessere e sviluppo nella sua nuova patria Ammetteva sinceramente che mai avrebbe realizzato tutto ciò senza l'amore e il supporto della sua sposa Maria: nel "giardino delle suore" avevano celebrato le Nozze d'Oro e tra poco più di un mese avrebbero festeggiato i 60 anni di matrimonio.
L'amore per la famiglia e la serietà nel lavoro sono stati i fondamenti della sua vita e l'esempio per quanti lo hanno conosciuto.

Post e immagini da teleMontecalvo

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