«La Sekoma di Montecalvo Irpino prima Banca del civico Monte Frumentario» 
Parte settima

È del 6 aprile 1480 il primo editto reale che definisce, per il regno di napoli, la misura ufficiale del tomolo che viene quantificato in 55,3189 litri […]».)

Sostanzialmente invariata la misura rimane con la legge n. 974 del 19 maggio 1811 e la successiva del 6 aprile 1840 (litri 55,234 e 55,545113).

Rapportata in chilogrammi, dal 1480 in poi, tale misura, per le comunità del regno si attestò su 48 o 50 kg a seconda che la verifica del peso fosse attuata con il sistema a barra o con quello a colmo (nel gergo dialettale rispettivamente a «varra» o a «culimu»).

Il primo metodo contemplava l’utilizzo di una barra, da cui il nome stesso del sistema, che, passata sull’incavo ricolmo di grano, eliminava i rigonfiamenti superiori rendendo uniforme la superficie.

Il secondo computava, nel calcolo del peso, anche il piccolo monte che lo sversamento del grano veniva a formare al centro degli incavi, così anche come negli specifici contenitori di legno, tra i quali il «mezzetto» (corrispondente alla capacità di mezzo tomolo) che rappresentava l’unità di riferimento.

Due piccoli buchi a forma quadrata, collocati sulla faccia superiore del nostro parallelepipedo lapideo, ai lati opposti della linea diametrale dell’incavo maggiore, ospitavano il perno della barra rotante da utilizzare al momento del prestito.

una interessante testimonianza di tale sistema di misurazione ci viene offerta dalo storico tommaso vitale il quale discorrendo della carestia di grano che interessò la città di ariano sul finire dell’anno 1493 riferisce che

«[…] il magistrato di ariano stimò bene obbligare anche gli ecclesiastici a porre nel magazzino dell’annona i loro grani il prezzo de’ quali fu stabilito in carlini due il tomolo a barra e non a colmo […]».

I diametri degli incavi della sekoma montecalvese, dal più grande al più piccolo, misurano:

Cm. 54;

Cm. 32;

Cm. 21;

Cm. 20.

Allo scopo di facilitarne lo svuotamento una volta effettuata la misurazione, la pendenza delle superfici di fondo fu proporzionata alle rispettive capacità.

Non a caso, infatti, l’incavo maggiore ha la notevole pendenza di circa 13 cm su un diametro di 54 cm ed una profondità massima, al foro d’uscita, di cm 32.

Da una misura empirica, effettuata al nostro manufatto nel 2010 con la collaborazione del signor gianfranco tulimieri, risulta che i quattro incavi ricevono «a barra», complessivamente, circa 48 kg. Di grano corrispondenti alla misura in uso del tomolo.

La mancanza di precisione “al grammo” della nostra misurazione è da attribuire, oltre all’usura del reperto, anche alla scelta casuale del grano che non tenne presente né la specie delle sementi, che poteva diversificarsi tra le varietà «saraolla», la più pregiata e più utilizzata a montecalvo, «carosella», «risciola», «romanella» e «mesca», né la selezione che, richiamando l’antica tradizione, fu contenuta nei dettami del formulario dell’anno 1843 che imponeva, per il prestito, «una qualità di grano seminabile, scevra di ogni altra estranea semenza».

Ciò premesso, considerando gli arrotondamenti per difetto, i risultati sono stati:

Un mezzetto e 6 misure (complessivi kg 36) per l’incavo maggiore;

Quattro misure (otto kg) per l’incavo dei 32 cm. Di diametro;

Una misura (due kg.) Per quello di cm. 21 di diametro;

Mezza misura (kg. 1) per l’incavo minore.

Continua

Fonte

Giovanni Bosco Maria Cavalletti

 

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