«La Sekoma di Montecalvo Irpino prima Banca del civico Monte Frumentario»

Parte quarta

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Questa vivacità amministrativa, palese anche nella realizzazione di opere pubbliche segnate dal sigillo blasonico, coincide con un periodo, il XVI secolo, in cui notevole è la crescita demografica e pressante, di conseguenza, è la preoccupazione del pubblico consesso civico affinché vi siano garanzie di sussistenza per tutti i ceti sociali, messe a rischio, di contro, da una triste serie di eventi che vanno dalla peste del 1526 con relativa carestia, alle carestie

del 1560, 1565 e del 1570, fino agli episodi tellurici del 1550, 1561 e 1571, senza contare le invasioni militari francesi e spagnole a cui va aggiunta, oltre a quelle di cui abbiamo già parlato, quella guidata da Odetto de Foix, meglio noto come Visconte di Lautrec, che nel 1527, durante il governo comitale di Sigismondo Carafa, espugna il castello di Ariano e conquista tutto il Principato Ulteriore.

La feroce reprimenda spagnola, seguita alla cacciata dei francesi, non risparmiò punizioni alle popolazioni che avevano innalzato la bandiera francese.

TRA LE DIRETTE CONSEGUENZE SULL’ECONOMIA LOCALE DI TALI EVENTI NELLA VALLE DEL MISCANO, E IN PARTICOLARE NEI TERRITORI DI BUONALBERGO, CASALBORE, CASTELFRANCO, CORSANO, GINESTRA, ARIANO E MONTECALVO SI REGISTRÒ LA LIBERA CADUTA DELLA PRODUZIONE DI FRUMENTO CON CONSEGUENTE CRISI DELL’ATTIVITÀ MOLITORIA.

LA CRISI ERA MAGGIORMENTE ACUITA DALLA DIMINUZIONE DI PORTATA DEL FIUME MISCANO CHE ALIMENTAVA I PRINCIPALI MULINI DI CASALBORE E MONTECALVO.

IL 28 APRILE DEL 1586, NONOSTANTE UNA SENTENZA DEL SACRO REGIO CONSIGLIO GARANTISSE IL NATURALE CORSO DEL FIUME MISCANO A FAVORE DEL MULINO MONTECALVESE, LA VEDOVA DEL MARCHESE DI CASALBORE, MARCELLO CARACCIOLO, INVIÒ OPERAI, DONNE E UN MAESTRO DI PALATA NEL TERRITORIO DI MONTECALVO ALLO SCOPO DI DEVIARE IL CORSO ORDINARIO DEL FIUME A VANTAGGIO DEL MULINO CASALBORESE.

L’EREZIONE DELLA PALATA PER DIVIDERE L’ACQUA, DEVIANDONE IL CORSO, OPERATA MEDIANTE UNA BARRIERA COSTITUITA DA PALI INFISSI NEL LETTO DEL FIUME, PIETRE ED ALTRO MATERIALE, IN APERTA AVVERSIONE A CHIARISSIME PROVISIONI DI CONDANNA DA PARTE DEL SACRO REGIO CONSIGLIO, DÀ LA GIUSTA MISURA DEL PESO DELLE ENTRATE MOLITORIE NELLE CASSE DELLA CAMERA MARCHIONALE DI CASALBORE ALLE QUALI NON ERA AFFATTO POSSIBILE RINUNCIARE: 202,3,2 DUCATI SU UN TOTALE ANNUO DI 652,2,9 DUCATI GIA’ NEL 1528.

E’ MOLTO PROBABILE CHE IL MULINO MONTECALVESE DI CUI SI PARLA FOSSE QUELLO SITO NELL’ODIERNA CONTRADA VALLE, ANTICHISSIMA NEL SUO TOPONIMO, MA ALLARGATA, OGGI, AD UN’AREA PIÙ VASTA CHE ASSORBE NELL’ATTUALE INDICAZIONE GEOGRAFICA ANCHE QUELLA DI «BARBATO SEU MOLINELLI» ALTRIMENTI INDICATA, NELLE ANTICHE MAPPE, COME «VIA DELLO MOLINO VECCHIO».

IN ALTRE MAPPE È INDICATO COME «IL MULINO DI MONTECALVO»

LA SUA UBICAZIONE ERA A RIDOSSO DELLA SPONDA SINISTRA DEL FIUME MISCANO LÀ DOVE SUL FINIRE DEGLI ANNI NOVANTA DEL PASSATO SECOLO NE SCOPRII GLI IMPONENTI RUDERI CHE ANCORA OGGI MOSTRANO LA MONUMENTALITÀ DELLA VECCHIA COSTRUZIONE.

NEI SUOI PRESSI RINVENNI, ALTRESÌ, UNA COSPICUA PARTE, RIBALTATA TRA IL LETTO DEL FIUME E LA SUA SPONDA SINISTRA, DI UN PONTE MEDIOEVALE CHE COLLEGAVA IL SITO CON I TERRITORI DI CASALBORE E BUONALBERGO.

IL NOTEVOLE APPORTO ALLE CASSE BARONALI LEGATO ALL’ATTIVITÀ MOLITORIA RISULTA ANCHE DA QUANTO, NEL 1555, DURANTE IL GOVERNO DI GIOVAN BATTISTA I CARAFA, INTROITAVA LA CAMERA COMITALE DI MONTECALVO DAL FEUDO DI GINESTRA DEGLI SCHIAVONI.

TRA TUTTE LE VOCI SPICCANO QUELLE RELATIVE AL MULINO, CON 170 TOMOLI DI CERALI SFARINATI, E AL FORNO CHE RENDEVA 83 DUCATI.

LE ALTRE ENTRATE ERANO RAPPRESENTATE DALLA COLTA (IL TRIBUTO IMPOSTO AI SERVI DELLA GLEBA) PER DUCATI 12;

DALL’AFFITTO DELLA BAGLIVA (DIRITTO FEUDALE DEI BOLLI SULLA MISURAZIONE UFFICIALE DEGLI ARIDI, DEI LIQUIDI, DEI PESI E DELLE LUNGHEZZE) PER DUCATI 15;

DAI TERRAGGI DI GRANO (AFFITTI DI TERRENO SEMINATORIO) PER TOMOLI 106;

DI ORZO PER TOMOLI 12;

DI FAVE PER TOMOLI 2;

DI CECI PER TOMOLI 1;

DI CICERCHIE PER TOMOLI 2;

DI MIGLIO PER TOMOLI 5.

NEL 1579 IL CONTE DI MONTECALVO, BISOGNOSO DI FARE CASSA PER RIMBORSARE LA DOTE AD ANTONIA CARDINES, VEDOVA DEL FIGLIO, PER OTTOMILA DUCATI ALIENÒ IL FEUDO DI GINESTRA DEGLI SCHIAVONI A MARIO CARACCIOLO, BARONE DI CASTELFRANCO IN MISCANO.

ALTRO ELEMENTO UTILE ALLA COMPRENSIONE DEI DISORDINI SOCIALI DEL TEMPO È LA NOTIZIA CHE NEL 1568, MENTRE GINESTRA ERA FEUDO DELLA CONTEA DI MONTECALVO, LA REGIA CORTE NE ORDINÒ L’EVACUAZIONE DEGLI SCHIAVONI AUTORI DI OMICIDI, RUBERIE ED ALTRI DELITTI.

E’ DEL 1586 UN ECCEZIONALE DOCUMENTO CHE DIMOSTRA TUTTA L’ATTENZIONE, E ALLO STESSO TEMPO IL DIRITTO ESCLUSIVO DELLA COLLETTIVITÀ, IN MATERIA DI PANIFICAZIONE.

ESSO GETTA ULTERIORE LUCE SULLA GESTIONE COMUNITARIA DEI CEREALI E DEL PANE A MONTECALVO.

CONTINUA

FONTE  

Giovanni Bosco Maria Cavalletti

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